lunedì 4 novembre 2019

Gigante



Nelle grandi città si è abituati a vedere gente di ogni sorta e genere. Nel mio quartiere vive però un mendicante talmente bizzarro da spiccare persino nella metropoli. Si aggira a recuperare resti di lamiera, legni, mobili e spazzatura con uno strano metodo, quasi estetico. Non sapevo dove li portasse finché una sera, sbagliando strada tra i corridoi rugginosi della metro, incanalato tra un monolite di cemento e un viadotto decrepito, ho visto la sua creazione. Un palazzo di rottami, una fine architettura di rimasugli, decorata con panneggi di vecchi nylon appesi a chiodi ornamentali, con lattine piegate e cerchioni a mo' di guglie su quella strana residenza. I pochi passanti da quelle parti non vi riservavano che le solite occhiate di pietà, o al più qualche commento borbottato sul fatto che ci si dovrebbe sbarazzare di questi brutti spettacoli. Eppure sotto questa facciata vi leggevo una certa invidia, di cui in parte ero io stesso vittima. Perché, tolta la puzza e la sporcizia, che comunque noi stessi produciamo, in quella sgangherata architettura c'era una dignità che mancava al più alto dei grattacieli, e la stessa forza creatrice che in passato ha fondato gli imperi.

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